Cinquemila anni, pochi chilometri
Il Sarrabus è un territorio in cui le epoche si sovrappongono senza soluzione di continuità: allineamenti di pietre neolitici a poche centinaia di metri da un protonuraghe, riutilizzati poi in età romana; torri spagnole costruite sulle stesse alture da cui si controllava il mare tremila anni prima.
I menhir del Neolitico
Sull'altopiano che sovrasta la piana di Piscina Rei, nell'entroterra di Costa Rei, si trovano allineamenti di menhir in granito, disposti in gruppi di tre, quattro o cinque elementi, alti fra il metro e i due metri. Le fonti divergono sui numeri perché si riferiscono a complessi diversi — Piscina Rei, i menhir di Nuraghe Scalas, quelli di Cuili Piras — ma sono complessivamente decine di pietre.
La datazione è confermata: le ricognizioni hanno restituito strumenti in ossidiana e ceramiche della cultura di Ozieri, Neolitico finale (3200-2800 a.C.), oltre a materiali nuragici e romani che testimoniano la lunga frequentazione del sito.
L'interpretazione più suggestiva riguarda la loro funzione: le file di pietre sono orientate secondo gli astri e la volta celeste, e avrebbero funzionato come una sorta di calendario di pietra per identificare i cicli stagionali, con correlazioni che permettevano di monitorare alba e tramonto di sole e luna lungo l'anno.
I nuraghi
Il territorio di Muravera conta oltre quaranta nuraghi. Il più accessibile è il Nuraghe Murtas, in località Santa Maria: un nuraghe complesso a più torri, di età del Bronzo, con un villaggio annesso, che sorge sulla piana alluvionale della foce del Flumendosa a cinque metri sul livello del mare. Se ne conservano la torre centrale e due torri adiacenti; metà del sito fu abbattuta negli anni Cinquanta per costruire una strada agraria.
Il Nuraghe Scalas, o Pranu Iscalas, è invece un protonuraghe costruito su roccia granitica sull'altopiano sopra Piscina Rei: oggi ne restano visibili solo alcune porzioni di murature, accanto a strutture di età romana che riutilizzano i menhir preistorici. Fra gli altri censiti nel territorio: S'Acqua Seccis, Arrubiu, Birru, Orcu, Ponzianu.
I Punici a Monte Nai
A Monte Nai si trova una fortezza punica del V secolo a.C.: una struttura rettangolare con mura difensive e casematte, attorno alla quale si sviluppava un abitato civile. Nella stessa zona sono presenti anche domus de janas, le tombe scavate nella roccia tipiche della preistoria sarda.
Le torri spagnole
Il capitolo più visibile è quello delle torri costiere, costruite durante la dominazione spagnola fra il XVI e il XVIII secolo per difendere le coste dalle incursioni barbaresche. Nel 1583 la Spagna istituì la Reale Amministrazione delle Torri per coordinare la difesa; la comunicazione fra torri avveniva con fuochi di notte e fumo di giorno. La funzione difensiva cessò nel 1842.
Nel territorio di Muravera ci sono la Torre Salinas, la Torre della Porta o dei Dieci Cavalli e la Torre di Monte Ferru a Capo Ferrato; a Villaputzu quelle di Porto Corallo, San Lorenzo, Monte Rosso e Murtas.
La più particolare è la Torre Salinas, costruita attorno al 1650 grazie al finanziamento dei paesi del Sarrabus per difendere le saline di Colostrai: è l'unica torre dell'intero sistema difensivo costiero sardo a pianta quadrata, su tre piani, rastremata verso l'alto, con quattro finestrelle in sommità. È attestata in documenti del 1720.
La Torre di Porto Corallo, a Villaputzu, fu edificata fra il 1592 e il 1599: quattordici metri di altezza, oltre trenta di circonferenza, a controllo del delta del Flumendosa e del porto usato per il traffico dei minerali e per la pesca del corallo. Nel luglio 1812 respinse l'attacco di una flotta barbaresca tunisina grazie al fuoco delle artiglierie e alla mobilitazione delle popolazioni di Villaputzu e Muravera.
L'Ottocento e il Novecento
L'ultimo capitolo è recente e per certi versi il più impressionante: l'ex colonia penale agricola di Castiadas, fondata nel 1875 per bonificare un'area paludosa e malarica. I detenuti costruirono edifici, officine, vigneti e oliveti; la struttura arrivò a ospitare oltre duemila persone e chiuse nel 1956. Oggi si visitano il Museo del Territorio, le celle originali e la chiesa di San Basilide.

Un territorio da leggere, non solo da guardare
Da Villa Magnolia i siti archeologici del Sarrabus e le torri costiere si raggiungono tutti in giornata.
